Un programma minimo ad Opera

Nel suo ultimo numero, l’editoriale di Punto e Linea (locale mensile dell’area di centrosinistra) sostiene una tesi, invero, piuttosto antiquata: “Chi non vota fa vincere la destra“. Una tesi antiquata perché in varie forme e declinazioni la sentiamo dalla fondazione della Repubblica. Il Fronte Popolare nel 1948 – ad onta del suo nome – fu forse l’unico caso in cui questo messaggio non venne sostenuto (lo slogan era “per il lavoro”, fondamentalmente). Ma fu l’unico caso perché il timore dell’astensionismo era bassissimo.

Al crescere delle forze politiche extraparlamentari, la tendenza all’astensione aumenta, in parallelo alla progressiva normalizzazione repubblicana del PCI (che abbandona via via ogni velleità “socialista”). Più recentemente, la storiella del “se no vince la destra” ce la siamo sentita dire in occasione delle elezioni in Provincia di Milano nel 2004 (fu eletto Filippo Penati, quello che disse «Ripartire i rom sul territorio metropolitano? Altro che ripartirli, sono i rom che devono ripartire. E subito». E che il numero giusto dei campi nomadi a Milano e nell’hinterland era «Pari a zero». Oppure in occasione delle elezioni comunali milanesi nel 2006 in cui si candidò e perse Bruno Ferrante (un operaio? Un professore di storia? No, un prefetto e poi commissario all’ILVA di Taranto… un cv di sinistra ineccepibile, quasi quasi meglio di Bordiga, Gramsci e Terracini); e poi quelle del 2011 in cui vinse Pisapia.

Ricordiamo con particolare affetto quel caso: addirittura nel giro dei centri sociali e dei vari collettivi metropolitani ci arrivò l’appello al voto per Pisapia, storico avvocato di sinistra. Che ripagò tutti con alcune mosse simboliche, come prendere le distanze dalle lotte per i palestinesi o presentarsi alla commemorazione di Ramelli e Pedenovi (mentre la sua guardia del corpo, Paolo Limonta, oggi assessore, fingeva di partecipare al contro-presidio antifascista). O ripulire i muri “imbrattati dai feroci manifestanti del 1 maggio 2015”. Roba da nulla rispetto alle manifestazioni che lui aveva frequentato in passato (quelle dove i camion dei carabinieri passavano sopra i cadaveri dei compagni facendogli schizzare fuori il cervello e facendoci sopra battute). Ma ci furono anche mosse sostanziali: Area C, cioè una soluzione di destra pittata di sinistra (come il ddl Zan): se hai i soldi puoi inquinare entrando in città con l’auto. Il coté culturale di un liberale, non certo di un compagno.

Potremmo citare Sala, altro baluardo contro la destra (che recentemente ha registrato un messaggio di endorsement alla lista della sinistra operese). Per il quale ci limitiamo a mostrare una immagine i cui stilemi affondano nella storia del movimento operaio:

Beppe Sala Frecce tricolori: la foto insulto della Lega | Milano Notizie

Non menzioniamo invece l’appello “alla Madonna” perché protegga Milano. Non lo facciamo perché sappiamo che ad Opera l’età media è alta… cuori e stomaci potrebbero essere delicati.

Insomma, gli appelli al voto utile, sono vecchi come il cucco. E non solo chiedono di far vincere “un certo tipo di destra”, ma sono concettualmente errati: in prossimità del voto è già tardi. Al massimo sposti i pochi indecisi.

Per spirito di discussione (io non voto, il mio astensionismo è “militante”, non riconosco le istituzioni repubblicane, per cui nessun appello può funzionare con me) citerò però alcuni punti di un “programma minimo” che una lista di sinistra dovrebbe fare propri per Opera. Anche il “programma minimo” è un vecchio dibattito a sinistra. In sostanza è il programma che si danno i comunisti in fasi non rivoluzionarie. O quanto meno così la raccontano i suoi sostenitori. Per una introduzione breve consiglio di leggere la prefazione ad un testo di Gianfranco Pala ed Enzo Gamba. Il testo integrale è qui e rende conto di un dibattito almeno centenario. Gamba e Pala ritengono sensato dotarsi di “un programma minimo” e citano Engels a sostegno. Molti altri no. E riteniamo che la lettura di Engels ne fu distorta.

Avendo assolto al compito di questo blog – cioè introdurre dubbi, segnalare elementi storico – politici e fornire spunti di riflessione al di sopra del chiacchiericcio contemporaneo – giochiamo al programma minimo per le elezioni comunali 2021 ad Opera.

Decoro urbano – Impegnarsi a demolire l’orrendo scultura alla rotonda del Crocione, durante una manifestazione pubblica. Il richiamo sarebbe la storica azione del Comune di Parigi, quando i rivoluzionari abbatterono la Colonna Vendôme. Immediatamente dopo, abbattimento di tutte le cancellate fatte erigere dagli infami Fusco e Nucera: parchetto di via Quasimodo, parco di via d’Assisi, parco delle Poste, sostituendole con siepi o con… nulla… niente bambini in gabbia.

Gustave Courbet était-il place Vendôme le 16 mai 1871 ? - Vidéo Dailymotion
16 maggio 1871, Parigi

Toponomastica – Rimuovere la dedica al reazionario don Michele Arnaboldi (ricordiamo le sue cordiali parole sugli immigrati immediatamente dopo la gazzarra del campo rom) di un tratto di via Berlinguer e dedicare quel tratto stesso a Camilo Torres (sempre un prete, spero che le beghine siano soddisfatte). Passare poi alla stessa via Berlinguer, nota quinta colonna tra le fila della sinistra, per dedicare la via principale di Opera a Gino Strada. Rimozione della dedica (e relativa targa) a Piantadosi e dedica di quella via a Walter Alasia. Ah, già che ci siamo, rimozione della dedica a Guido Rossa e sostituzione con Francesco Berardi che, denunciato da Rossa, si tolse la vita in carcere (una delle tante delazioni di un innocente di cui si macchiò il cosiddetto martire del terrorismo…)

Stream Camilo Torres by Juan Camilo | Listen online for free on SoundCloud
Camilo Torres (1929 – 1966)

Giustizia – Scioglimento del corpo di Polizia Municipale di Opera. Non trasferimento dei vigili, ma scioglimento integrale. Per indegnità morale: a parte parole a mezza voce ammesse anche da alcuni poliziotti locali (ad esempio quando mi hanno informato che sarei stato denunciato ma non si sa da chi) non ho letto di ufficiale condanna da parte del comandante dei Vigili di allora o di oggi (se mi sbaglio lo ammetterò). Nel contempo, richiesta di rimozione del nome “Opera” dal penitenziario: non sta in Opera ma in Milano ed è ora che si muova solidarietà a chi ci è rinchiuso non alle guardie. Se volete conoscere la “simpatia” che ispirano le guardie carcerarie, non limitatevi alle recenti vicende di pestaggi, ma leggete questo edificante pezzo scritto da qualche tutore dell’ordine carcerario proprio in merito alla vicenda operese.

Ricordiamo i volti aperti e gentili dei nostri locali eroi….

Territorio e Società – Il programma minimo approva la proposta del camerata Pozzoli di tirar giù il Municipio. Proponiamo di sostituirlo con una “montagnetta” che saluti quella della vicina Milano. Aggiungiamo poi:

  • apertura della biblioteca 24 ore al giorno sette giorni su sette (il risparmio ottenuto sciogliendo il corpo di polizia locale consentirebbe di assumere giovani operesi per avviarli alla professione di bibliotecario)
  • requisizione forzosa degli edifici abbandonati per restaurarli e offrili a cooperative di donne che fuggono dalle botte dei mariti, di avvio al lavoro e alla casa per immigrati
  • ampliamento dell’asilo e del nido comunali, raddoppio dei bidelli (più bidelli, più bibliotecari, meno poliziotti)
  • palazzetto dello sport dato in gestione gratuita ad un’associazione i cui dirigenti non superino i 28 anni dedita allo sport e con l’obbligo di aprirla a tutti i bambini e concederne l’uso a squadre e associazioni a titolo gratuito. I soldi glieli passa il comune
  • divieto al prete di commercio all’oratorio (niente bar) e di gestire centri estivi salvo assunzione regolare di personale qualificato: i 14enni che gratis tengono i bambini anche no…
  • patrocinio ad ogni iniziativa a favore dei lavoratori, degli immigrati, di solidarietà internazionalista

Per ora direi che possiamo fermarci qui.. nessuno prenderà mai nemmeno mezzo di questi punti.

Mi si consenta di correggere un'interpretazione dei dati. Perdonate, ma è il mio mestiere. L'editoriale di Punto e Linea dice anche che "Opera non è un paese di destra". Una frase bizzarra ma che l'editoriale cerca di argomentare dimostrando che alle elezioni comunali del 2018 mancarono 2051 voti (per colpa degli astensionisti) che invece si erano manifestati nelle regionali del mese precedente e che avevano visto il "centrosinistra" prevalere sul centrodestra. Ora io sono andato a vedere quei dati (che peraltro il giornale cita a p. 2: nel conteggio del "centrosinistra" si sommano i 1652 voti ai 5 stelle... ricordo sommessamente che nel 2018 i 5 Stelle erano quelli che urlavano "mai col partito di Rignano" e che poi parlarono del "traffico di esseri umani delle ONG" e che fecero il governo con Salvini. Che oggi "facciano lista" con la Barbieri non li rende più di centrosinistra di quanto non siano mai stati. Il 5 stelle è un partito di destra, di destra sono i suoi fondatori, di destra sono le sue tesi (plebiscitarismo, nazionalismo economico, ecc.). E liberale e antiproletaria è anche la compagine di Italia Viva. Quale delle 3 destre vincerebbe quindi se noi astensionisti venissimo a votare?

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